
Anche se andrebbe inserito nel capitolo dedicato ai presidenti, tuttavia lo inseriamo
fra i “personaggi”, perché Iginio Ballarin è stato un vero e proprio “personaggio”
con la P maiuscola nel vero significato della parola nell’ambito del Clodia, sia
come giocatore sia come dirigente sia come appassionato sia come fratello dei
grandi Aldo e Dino Ballarin.
| Classe
1917, mente lucida, spirito battagliero, Iginio Ballarin
era il fratello maggiore dei due grandi Aldo e Dino, i giocatori del Torino periti nella tragedia di Superga
Il ricordo che
conservava indelebile nella sua memoria era il giorno in cui
apprese dalla radio la notizia della tragedia di Superga,
alla quale egli scampò per puro caso e per vero miracolo,
poiché non era in possesso del passaporto allora necessario
per recarsi in Portogallo. |

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“Non potevo
credere all’incredibile notizia e mi affrettai a partire subito alla volta di Torino
con due valigette, l’una contenente gli abiti personali di Aldo e l’altra quelli di Dino. Mia madre era
impietrita dal dolore, mio padre farneticava. Ci andai in treno con due amici e quando fui condotto
nella camera ardente allestita nella basilica riconobbi subito i miei due fratelli.
Aldo era quasi intatto,
aveva solo una ferita alla fronte; Dino, pure lui riconoscibile, aveva invece diverse fratture. Li rivestii
con le mie mani in un’atmosfera quasi irreale”.
Li aveva visti crescere entrambi nel campo dell’U.S. Clodia; con loro aveva anche giocato qualche
partita insieme all’altro fratello Renato, che anni dopo sarebbe diventato prima sindaco di Chioggia e
poi parlamentare a Montecitorio.
“Mio fratello Aldo, contrariamente a quanto molti dicono, non era
un giocatore falloso, era un giocatore grintoso, ed entrava deciso sull’uomo, marcato strettamente come prescriveva allora il ‘sistema’. Fu squalificato solo una volta perché reagì… a modo
suo ad un fallo su di lui compiuto dal giocatore del Napoli Pesaola, che l’aveva anche offeso”.
Il signor Iginio assume la presidenza dell’U.S. Clodia dopo il ritiro di Angi Camuffo.
Siamo all’incirca alla metà degli anni ‘50: “La sede della squadra era situata in un piccolo locale a pianoterra dell’ex Monte di Pietà, e la dotazione consisteva in un paio di scarpe da calcio e un pesante
pallone di cuoio.
Il terreno di gioco era simile quasi ad un campo di patate. Furono due contadini a
sistemare con vanga e badili il terreno e ricordo che spesi 106 lire. Provvidi a farlo recintare con una
corda sostenuta da paletti. Poi telefonai a mio fratello Aldo a Torino per chiedere un aiuto: mi inviò
prontamente 14 paia di scarpe e 11 magliette nuove fiammanti”.
Il signor Iginio tiene la carica presidenziale della società, piuttosto onerosa, con molto entusiasmo
fino al 1965, anno in cui gli subentra l’ing. Bruno Sartore.
Iginio era un fiume di ricordi. E ci
teneva a ricordare che fu lui a far costruire la prima tribunetta dello stadio: “Io e un certo Gino Spanio
acquistammo nel 1952 le pietre necessarie dalla ditta Cester, pagandole 5 centesimi l’una.
Ci aiutò anche mio fratello Renato, allora consigliere comunale (e poi parlamentare, ndr), che ci fece
ottenere un piccolo finanziamento. Inaugurammo la tribunetta nel corso di una partita amichevole con
la Triestina.
Dopo l’esperienza dirigenziale con il Clodia svolsi le funzioni di segretario nel Venezia Calcio per sette anni, dal 1978 al 1985. Poi mi trasferii al Lido di Venezia in una
bellissima casa, che dovetti a malincuore lasciare per traslocare a Mira”.
(intervista di Angelo Padoan)
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